Richard Ashcroft: «Ho creato qualcosa che non avete mai sentito prima. Le critiche sono vento nelle mie vele»

richard ashcroft nme 2016 1Lo scorso venerdì, sulla versione settimanale gratuita del NME, è stata pubblicata una lunga intervista a Richard Ashcroft, con tanto di servizio fotografico e copertina a lui dedicata. Si è ovviamente parlato del suo lungo periodo di silenzio, durato quasi sei anni, e del nuovo album These People, che verrà rilasciato sul mercato il prossimo 20 maggio. A tal proposito, il giornalista e critico musicale Mark Beaumont ha definito il disco «brillante, una manciata di classiche canzoni dei Verve costruite con tocchi di elettronica modernista», lodando in particolare i brani Out of My Body, This Is How It Feels (il primo singolo estratto), Hold On, Black Lines e Ain’t the Future So Bright. Vediamo ora nel dettaglio le dichiarazioni rilasciate alla celebre rivista britannica dal cantautore di Wigan, che nel corso di questa interessante chiacchierata ha toccato svariati temi.

Molte rockstar scompaiono dentro periodi di isolamento, ma poche riescono a disconnettersi dal mondo come Richard Ashcroft… «Non ho avuto un cellulare per quattro anni, ne sarei diventato schiavo. Basti pensare alla quantità di volte in cui ti ritrovi a chiederti perché hai acceso quel dispositivo mobile: stai veramente facendo qualcosa o è solo un’abitudine ormai fuori controllo?».

E tu, nel frattempo, cosa stavi facendo? «Tra una registrazione e l’altra (la maggior parte nel suo studio personale, ndr) ho fatto il papà e ho cercato di condurre una vita normale, con i cani, le corse per portare i figli a scuola e tutto il resto».

A proposito di registrazioni, cosa puoi dirci riguardo al tuo nuovo lavoro? «Con tutti gli studi che stanno chiudendo, le vendite di dischi colpite pesantemente e l’intera industria musicale che sta cambiando, ho dovuto riconsiderare il modo in cui poter produrre dischi di questa portata. E così un pezzo come Out of My Body è dello stesso stampo di A Song for the Lovers e Bitter Sweet Symphony, tornando indietro. Si tratta quindi di un vero e proprio disco vecchia scuola realizzato con un mix di tecnologia moderna e roba più datata, al fine di creare qualcosa che non avete mai sentito prima».

Il testo della canzone These People recita: “Mi sento di nuovo il numero uno, mi sento rinato”. È l’album del grande ritorno in scena? «Non lo percepisco come un ritorno in pompa magna. Quella frase si riferisce alla consapevolezza di aver attraversato una tempesta. Ho perso amici che non sono stati capaci di uscire da simili momenti di buio».

Le critiche taglienti al disco United Nations of Sound ti hanno demoralizzato? «Quando non hai una band a sostenerti, le persone ti sparano addosso perché ti vedono vulnerabile, è un concetto molto darwiniano. Ti vedono come un solista, un tizio che è stato una band, un cerbiatto zoppo, quando invece io mi sento più forte. Nel periodo di Urban Hymns i Verve erano un colosso e io mi sentivo come nella fiaba I vestiti nuovi dell’imperatore. Ma una volta che si abbandona quel tipo di contesto, la gente inizia subito ad attaccarti. Non sono un tipo vendicativo, ma un paio di persone nel corso di questi anni hanno oltrepassato il limite».

Cosa succede in questi casi? «Funziona come al playground, una cosa del tipo: “Amico, se ti incontro stai attento, perché il tuo nome ce l’ho ben impresso qui e un giorno ti troverò”. Anni fa, nella recensione di un mio concerto, un tizio ha quasi minacciato di volermi tirare addosso una bottiglia se mi avesse visto in un bar. Purtroppo per lui l’ho trovato, e quando mi ha incontrato ha capito che è meglio non lanciare stupide minacce ad uno come me. Forse puoi farlo con Chris Martin, ma non con me. L’odio e la negatività che ho ricevuto sono stati una potentissima benzina. Sfortunatamente per i miei critici, ogni singola oncia negativa del loro sudore frustrato è stata come vento nelle mie fottute vele».

Hai perso fiducia nell’industria musicale? «Certo, completamente. Si è rovinata con le sue stesse mani, ha pugnalato le persone alle spalle anziché provare a creare una buona e solida alternativa musicale britannica. Gira di qua per Cowell, gira di là per quest’altro: il mainstream ha consumato la nostra cultura».

Ma il successo mostruoso di Urban Hymns, di pari passo con quello degli Oasis, ha certamente aiutato a condurre l’alternative all’interno del mainstream… «Noi però lo facevamo meglio. Puoi mettere tutti i cantautori che vuoi in una stanza per trovare il vincitore del tuo nuovo talent show, ma niente suonerà bene come un gran pezzo di Noel Gallagher cantato da Liam, niente raggiungerà Live Forever, niente sarà mai come Lucky Man, lo sappiamo tutti. Oggi gli impostori della musica mainstream ci propinano copie di copie di copie di altre copie».

Ti senti responsabile per l’attuale sovrabbondanza di cantautori? «Preferirei dare la colpa a Neil Young. Casomai odierei il fatto di aver qualcosa a che fare con degli inni vuoti e privi di significato. Un sacco di rock da stadio ora sembra essere stato composto dal tecnico delle luci. Adesso invece è un grande momento per essere un giovane cantautore, perché la tecnologia ti permette di avere la tua piccola casa discografica, di realizzare da solo la tua opera. Lasciamo che il talento faccia ciò che deve fare e avremo sempre ottimi musicisti in questo Paese».

Di recente Noel Gallagher ha detto che sarebbe interessato a realizzare un album con te. Lo faresti? «È un grande complimento per Noel fare una simile dichiarazione, e chi lo sa cosa potrà accadere in futuro. Magari cose del genere fossero successe anni fa! Adesso, quando mi guardo indietro, auguro le migliori fortune persino ai ragazzi con cui ho avuto un po’ di attrito. Se ascolto alla radio Jarvis Cocker (il frontman dei Pulp, ndr) mi regala belle sensazioni, da allora sta ancora sventolando la bandiera della cultura. Siamo fatti così, non vogliamo fermarci».

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Da cosa hai tratto ispirazione per le tue nuove canzoni? «Mentre le componevo sono successe cose incredibili, sono germogliati tremendi conflitti e anche movimenti di massa che hanno dato vita a delle rivoluzioni, basti pensare a Tahrir Square in Egitto. Problemi in tutto il mondo, spray al peperoncino e lacrimogeni ovunque, persone divise, e così mi sono chiesto chi fossero realmente queste persone. Ho cercato di riflettere sulla società in cui viviamo, ma nel contempo ho voluto creare qualcosa in grado di donarci un po’ di speranza».

Credi che il popolo abbia ancora la possibilità di cambiare le cose? «So solo che quando bisogna prendere decisioni riguardanti ad esempio la Siria o l’Ucraina, noi persone di questo Paese veniamo trattate come idioti. Non abbiamo più fiducia nella politica, non crediamo più nella democrazia in stile Punch & Judy (nella Camera dei comuni del Regno Unito si fa riferimento agli sketch delle marionette Punch e Judy per identificare gli aspri scontri tra esponenti politici, ndr). Non mi interessa il paradigma destra/sinistra, non sono un attivista e questo non è un disco politico, ma grattate la superficie di alcune delle storie presentate come dati di fatto nel corso degli ultimi anni e arriverete alla conclusione che siamo stati manipolati dall’alto. Ecco perché una delle prime strofe dell’album recita: “Non andarti a cercare il tuo Watergate”. C’è stato un tempo in cui a Hollywood si giravano film sulle spie, adesso invece chi cerca di raccontare al mondo le malefatte su larga scala dei politici e delle aziende si vede costretto a scappare».

Uno scenario piuttosto sconfortante… «C’è un sacco di pressione sulla gente, sui giovani dottori e tecnici. I nodi stanno venendo al pettine, il nostro sistema sanitario è destinato a fallire, lo schema Ponzi (modello economico di vendita fraudolento che promette notevoli guadagni alle vittime a patto che queste reclutino nuovi investitori, a loro volta vittime della truffa, ndr) è sul punto di esplodere: quando costruisci qualcosa su una base che non è reale, prima o poi crolla tutto. Le persone si occupano di cose che in un altro momento sarebbero state ritenute pura fantasia, ma quel tipo di follia che faceva parte solo dei film ora è diventata realtà. Riceviamo notizie su un terremoto tre secondi dopo che è avvenuto dall’altra parte del mondo. A mio avviso, però, non siamo stati connessi per empatizzare con il dolore dell’intero pianeta, ma per empatizzare con la nostra cerchia».

C’è ancora chi è in grado di comprendere lo stato d’animo degli altri? «In effetti le città odierne sono piene di anime isolate che si muovono in modo cinetico una attorno all’altra, ma nel corso di questa silenziosa danza i loro sguardi non si incrociano mai. Potenzialmente siamo nell’ultimo periodo dell’umanità così come la conosciamo, e questo potrebbe essere uno degli ultimi album ‘umani’».

Al giorno d’oggi che rapporto hai con il celebre soprannome ‘Mad Richard’? «Mi sento a mio agio. Se il mondo non ti ha fatto diventare pazzo almeno un po’, vuol dire che non ci stai vivendo. All’epoca la mia esuberanza giovanile venne interpretata male, ma io non credo nei movimenti new-age e non sono un hippy. Forse in quel periodo credevo di poter volare. E ci credo ancora. Tornare indietro, sui propri passi, è un percorso lungo, e io non ho intenzione di andare da nessuna cazzo di parte».

Vedi qualche affinità tra te e Kanye West? «Certo. Se credi veramente e sinceramente in qualcosa, allora ti accendi, e la tua lingua inizia a viaggiare alla stessa velocità. Penso che un sacco delle sue dichiarazioni oltraggiose derivino proprio da questo. Al primo concerto di sempre dei Verve dissi che avremmo spazzato via dal palco un’altra band locale, il quotidiano di Wigan riprese le mie parole e loro mi telefonarono per chiedermi il motivo di tale aggressività. E così gli dissi: “Amico, è come un incontro di boxe, sto provando a vendere un biglietto”. Quell’aspetto della mia personalità è sempre rimasto qui, ed ecco perché sono stato etichettato come arrogante. Ma non è arroganza, è che semplicemente sono agguerrito, mi sento come in un combattimento. Non è tutto smielato e dolcemente fantastico. Questa è musica, amico, questa è roba seria».

Stavolta sei tornato per restare? «Il fatto è che avverto sempre una forte desolazione, non è per niente facile trovare qualcosa che riesca a stimolarmi. Una volta che sei arrivato sulla cima della montagna, poi dove vai? Adesso non abbiamo barriere. Non ci sono più generi, dimenticatevi i generi musicali, dimenticate tutto, dimenticate l’idea di voler assomigliare a qualcun altro. La cosa migliore è semplicemente entrare in quel particolare spirito e fare ciò che si ritiene giusto».

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2 thoughts on “Richard Ashcroft: «Ho creato qualcosa che non avete mai sentito prima. Le critiche sono vento nelle mie vele»

  1. INTERVISTA INTERESSANTE COME D’ALTRONDE MI ASPETTAVO,L’INGHILTERRA E’ STATA E SEMPRE SARA’ LA CULLA DELLA MUSICA ROCK,MASSIMA ESPRESSIONE DI QUALITA’,SONO D’ACCOPRDO SUL FATTO CHE IL SISTEMA OCCULTO AMERICANO CONTROLLI E VOGLIA DISTRUGGERLA,PERCHE’ FATTA DI LIBERI MUSICISTI E PENSATORI,CHE SI CONTRAPPONGONO AL LORO IMPERIALISMO SPIRITUALE DIABOLICO,DI CHI VUOLE CONTROLLARE LE MASSE E RENDERLE NON PENSANTI,QUINDI HA BISOGNO DI INCANALARE LA MUSICA SU UN BINARIO DOVE NON ARRIVINO MESSAGGI POSITIVI CHE NON SIANO CHE INTRATTENERE FACENDOTI BALLARE O EMULANDO MODE ADATTE AL BUSINESS DELL’ABBIGLIAMENTO E SOPRATTUTTO RENDERTI PURAMENTE UN CONSUMISTA PERFETTO,E PER ESSERLO NON DEVI CONSUMARE CULTURA.LO FA CERCANDO DI CONTROLLARE TV,RADIO,CASE DISCOGRAFICCHE E OSTACOLANDO IN TUTTE LE MANIERE I MUSICISTI LIBERI PENSATORI,VAI RICHARD!SIAMO CON TE,”THE MUSIC IS POWER”,ZAPATA

  2. Grazie veramente per traduzione!
    Richard è sempre un grande, è un poeta inside, e mi è sempre piaciuto il suo spirito agguerrito!
    Qesta frase mi è piaciuta un sacco: “L’odio e la negatività che ho ricevuto sono stati una potentissima benzina. Sfortunatamente per i miei critici, ogni singola oncia negativa del loro sudore frustrato è stata come vento nelle mie fottute vele!”
    e questa, non la trovate fantastica? “«In effetti le città odierne sono piene di anime isolate che si muovono in modo cinetico una attorno all’altra, ma nel corso di questa silenziosa danza i loro sguardi non si incrociano mai. ”

    spero tanto in qualche concerto nelle vicinanze!! non ce la faccio ad andare a londra o a manchester cavolo!

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