Richard Ashcroft: «Nel nuovo album ci sono alcune delle mie migliori canzoni»

richard ashcroft 22 02 2016Questa mattina sulla popolare emittente inglese Radio X, durante il programma condotto da Vernon Kay, è stata trasmessa una lunga intervista a Richard Ashcroft registrata nei giorni scorsi. L’ex cantante dei Verve, 44 anni, ha toccato vari temi, partendo ovviamente dal nuovo singolo This Is How It Feels e dall’album These People, in uscita il prossimo 20 maggio. Di seguito, suddivise per argomenti principali, tutte le sue dichiarazioni. L’audio integrale dell’intervista è invece disponibile a questo link.

Il nuovo album / 1 – «Se non vi darà emozioni non sarà un problema, non cercherò di convincervi a tutti i costi. Non mi vedrete mai storcere disperatamente il braccio a qualcuno pur di trascinarlo verso la mia musica. So quanto valgo, e qui ci sono alcune delle migliori canzoni che io abbia mai scritto, per questo sono molto eccitato riguardo al disco».

Il nuovo album / 2 – «Ho sperimentato con nuovi e vecchi strumenti, cercando di trovare suoni innovativi per accompagnare un’arte antica. Aspettatevi un sound capace di sollevarvi e farvi muovere».

Uno sguardo fuori e dentro di sé – «Alcuni eventi personali e mondiali hanno preso una piega buia e mi hanno fatto percepire un senso di urgenza, oltre alla voglia di liberare la mia mente. Non fare nulla, in questo nichilistico tempo di guerra, sarebbe stato un crimine».

Le fonti di ispirazione – «Il mio sentiero attraverso il caos ha assunto contorni più chiari. Essere un moderno trovatore, eseguire soltanto con chitarra e voce un set di brani davanti a 30 mila messicani che cantavano in corso, queste cose hanno fatto nascere pezzi come Hold On, Black Lines e They Don’t Own Me. Tutto ciò ha influenzato molto il mio nuovo album».

La collaborazione con Wil Malone – «Non lavoravo insieme a lui da ormai tredici anni, morivo dalla voglia di tornare ad ascoltare il nostro sound».

richard ashcroft these people photoshoot 1       richard ashcroft these people photoshoot 2

Industria musicale e cultura pop – «È un periodo unico nella storia dell’arte, non ci rendiamo neanche conto di quanti mezzi abbiamo a nostra disposizione».

L’amore per la musica nell’era degli mp3 – «Il processo di transizione al digitale è stato per certi versi complicato, a causa di quell’elemento di caccia e raccolta della musica. Per un po’, dentro di me, la fame di musica è scomparsa, e ho quasi dovuto ritrovare l’amore per lei».

Fare musica per le giuste ragioni – «Mi levo il cappello di fronte a tutti coloro che negli ultimi vent’anni hanno fatto musica per le giuste ragioni e hanno provato a trascinarla nella giusta direzione».

I talent show – «Dovrebbe esserci un’alternativa allo stare in fila sotto la pioggia per ritrovarsi di fronte a quattro persone che non hanno mai scritto una canzone decente in vita loro, e che ti giudicano come bravo, scarso, bello o brutto. E poi si prendono i tuoi diritti d’autore, e ti rubano anni di vita».

Mediocrità e imitazioni – «Chiunque abbia un po’ di talento, indipendentemente dalla sua estrazione sociale, deve cercare di imporsi adesso, perché in giro c’è troppa mediocrità e troppo nichilismo. Le linee di combattimento sono state tracciate: o fai una cosa o non la fai, o sei un fake o non lo sei. E quando si fa musica bisognerebbe cercare di essere autentici».

Il prossimo futuro – «Non finisce qui, ci sono altri album in programma».

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